giovedì 26 settembre 2013

L'ultimo treno - Capitolo 7


                                Capitolo 7 - L'assassino

La signora Matilde Tildeti, detta “Eco”, unica lavandaia del paese, era molto indaffarata quella settimana perché, oltre che a lavorare, oltre che a riassettare la casa e a cantare nel coro parrocchiale, doveva badare al nuovo ospite che occupava la sua unica stanza vuota.

L’ospite, come avrete capito, non era altri che Augusto Bevilacqua, portato li di peso dopo che fu trovato svenuto lungo i binari del treno.


Il Dott. Edmondo, considerato un luminare da tutto il paese, dopo averlo visitato, decise che non fosse necessario il ricovero in ospedale ma che sarebbe bastato tenerlo sotto controllo per qualche giorno, il tempo necessario perché lui si rimettesse dal malessere avuto. Naturalmente Augusto non fu d’accordo con la diagnosi ma, messo alle strette da tutti i suoi amici, dovette rassegnarsi e accettare l’ospitalità della buona donna che si offrì subito di assisterlo in quella nuova convalescenza.

Molti si chiesero le ragioni dell’interesse di Matilde nei confronti di Augusto visto che la differenza di età poteva quasi escludere ogni interesse sentimentale. La teoria più diffusa fu che lei, non avendo avuto un padre o per lo meno, non avendolo mai conosciuto, vedesse in Augusto il genitore che non aveva mai avuto e come tale, voleva prendersene cura ma le solite male lingue (e ce ne erano tante in quel buco di paese) rappresentati dagli spasimanti ignorati dalla donna,  dissero che lei era nata sotto un cavolo (da qui il suo carattere del cavolo, ereditato, appunto, dal genitore vegetale) e che quindi non avesse bisogno di quella figura paterna. Quali che fossero le ragioni di Matilde, lei fece di tutto per far sentire a casa propria il suo nuovo ospite.

Augusto, dopo i primi giorni di adattamento, sembro gradire le attenzioni della donna e la sua ospitalità perché lei rispettò sempre la sua privacy e la sua intimità.

La stanza in cui fu ospitato, dotata di bagno indipendente, era accogliente, pulita e spaziosa, tutte caratteristiche che resero gradevole il soggiorno dell’ex ferroviere. Matilde preparava sempre i pasti principali anche per Augusto, al quale chiedeva sempre se volesse condividere il pasto con lei nella cucina della casa, cosa che lui cominciò ad apprezzare solo dopo qualche giorno di convivenza.

Ma ora facciamo un passo indietro e torniamo al momento del suo risveglio dopo lo svenimento. Augusto ci mise qualche minuto per riuscire a capire cosa gli fosse successo e dove si trovasse in quel momento. Quando vide Matilde aggirarsi per quella stanza sconosciuta, facendo due più due, intuì dove potesse essere e anche perché fosse li e prendendo coscienza dei fatti anche gli ultimi istanti prima che perdesse conoscenza tornarono ad angustiare il suo animo. L’unica speranza, l’unico appiglio a cui si aggrappò fu che anche quegli attimi fossero solo parte di un altro bruttissimo sogno. Da Matilde avrebbe saputo la verità brutta o bella che fosse.

“Signora Matilde, buongiorno, gentilmente mi saprebbe dire per quale motivo io sia disteso in un letto che chiaramente non mi appartiene, in una casa sconosciuta e in compagnia di una donna che, seppur gradevole e distinta, non appartiene alle mie cerchie famigliari? “

Il tono di Augusto, seppur gentile ed educato, lasciò trasparire in modo abbastanza evidente una freddezza al limite della disapprovazione che avrebbe irritato chiunque ma non la buona Signora Eco.

“Oh, si è svegliato Signor Augusto, non sa come io sia contenta ora che è tornato da noi. E mi dica, come si sente? Bene?"

Il tono gentile della donna smorzò ogni istinto combattivo di Augusto al quale non restò che tornare ad usare il suo solito tono, gentile e caldo.

“Bene, bene, grazie. Ma cosa mi è successo?”

“Che spavento mi sono presa, sa? Quando mi hanno detto di averla trovata lungo e disteso a fianco dei binari, ho pensato subito che fosse morto, invece il dottore ha detto che è stato solo un malessere passeggero e che non c’è da preoccuparsi e al dottore bisogna credere. Quando ha chiesto se qualcuno poteva ospitarla, io mi sono offerta perché ho la stanza vuota. Si ricorda che glielo già detto, no? Ma non si preoccupi, appena starà bene potrà tornare a casa sua, se vorrà, oppure rimanere. Lei potrà fare quello che vuole”.

La donna parlò a raffica, senza neanche respirare tra una frase e l’altra, dimostrando così un imbarazzo che effettivamente provava.

Durante la mitragliata della donna, Augusto seguì i propri pensieri che correvano da una parte all'altra della sua mente come impazziti. Uno di questi gli continuava a sfuggire ma lui sapeva che era molto importante. Finalmente lo acchiappò.

“La pagnotta!” gridò.

La donna lo guardò perplessa, poi disse “Per caso ha fame? Preparo subito il pranzo se lo desidera, anche se è un po’ presto a dir la verità”

“No, no, non ho fame, voglio solo sapere dov'è la pagnotta”

“Ehm … E’… giù in cucina? Insieme … all'altro pane?” tentò di indovinare Matilde non capendo bene cosa volesse Augusto.  “Veramente non ho pagnotte ma un bastone, se per lei è lo stesso”

“Insomma, lei non capisce. Prima di svenire ho visto una pagnotta e ora voglio sapere dov'è finita” Poi un altro pensiero lo colpì come una bastonata. “ Ma Ercole Passini è veramente morto?”

Matilde, a questo punto, fu certa che qualche rotella non stesse girando a dovere nel cervello dell’uomo e pensò che avrebbe fatto meglio a chiamare il Dottor Edmondo. In ogni caso, prima avrebbe dovuto rispondere alla domanda che le era stata rivolta.

“ Oh si, poverino. E’ morto ieri notte. Si pensa ad un infarto”

Dunque era vero. Tutto ciò che ricordava era successo veramente. Doveva trovare assolutamente il pane, solo così avrebbe potuto avere la certezza di non avere avuto alcuna visione.

“Deve trovarmi quella pagnotta, per favore. Era sulla panchina vicino al binario. Per favore!”

La donna non seppe più cosa pensare di quell'uomo ma per uscire da quel momento imbarazzante, acconsentì a cercarla e questo le avrebbe permesso di  poter andare a chiamare il dottore.

La pagnotta non fu mai trovata perché forse nessuno mai la cercò ma ad Augusto fu detto che anche il cane di Goffredo aveva partecipato alla ricerca per sfruttare il suo olfatto. Ad Augusto non restò che accettare i fatti e quindi decise di non raccontare a nessuno la vicenda del sogno per non essere preso per matto.

I giorni passarono e l’ex ferroviere continuò a restare a casa della lavandaia perché, in fondo, la sua compagnia gli faceva piacere e lei sembrava contraccambiare. Lui avrebbe voluto pagare l’affitto per la stanza ma lei fu irremovibile su questo punto, non voleva soldi per una cosa che faceva con piacere. Dopo alcune animate discussioni arrivarono all'accordo che lui si sarebbe occupato della spesa.

Un giorno, tornando a  casa dal lavoro, Matilde chiamò Augusto perché voleva parlargli. La donna aveva un fare circospetto, quasi fosse preoccupata per qualcosa. Prima di introdurre il discorso, controllò che in strada non ci fosse nessuno che potesse ascoltarla.

“Ma lei se lo ricorda il Dottor Masaniello, quello che aveva quella grande villa sulla collina?” Chiese ad Augusto parlando sottovoce come se fosse stato un segreto di stato.

Lui la guardò per qualche secondo poi disse:” Senta benedetta donna, è certo che io sia ancora in gran forma nonostante l’età che comunque non le rivelerò, ma le mie orecchie ne han sentite tante di cose, belle e brutte, urlate e silenziose senza poi parlare dei treni, con il loro chiasso ferroso. Ora i miei timpani usurati sono stanchi, molto stanchi e se lei mi sussurra le cose io non le sentirò mai. Adesso le dico cosa ho capito: Lei ha detto - se ricordo un paesello sulla collina - E’ questo che mi ha chiesto?”

“ Mi scusi tanto non ci avevo pensato. Mi sposto vicino a lei cosi le posso parlare senza urlare che non si sa mai”

La donna si spostò vicino ad Augusto e ripeté la domanda

“Certo che mi ricordo” rispose lui, “So che è morto da parecchio tempo ormai e la casa è rimasta sfitta ed è un peccato, se mi permette, perché sta andando tutto a scatafascio a lasciarla andare così”

“Beh, adesso c’è qualcuno. E’ tornato Luca, il figlio avuto dal primo matrimonio del dottore. E’ tornato e penso che si fermerà. Io lo so perché viene tutti i giorni in lavanderia per portare la sua roba e me l’ha detto che si ferma”

“Bene, bene, così metterà a posto la casa. Mi scusi, ma qual è il problema?”

“Il problema è la roba che mi porta a lavare, quello è il problema”

“Non la capisco, non è il suo lavoro lavare i capi?”

“Sissi, certo Ma guardi qua …” La donna prese una camicia da una sacca e la mostrò ad Augusto. Sui polsini e in altri punti c’erano delle chiare chiazze di sangue.

“Si, vedo … è sporca di sangue ma … può essersi fatto male in qualche modo e dovrà pur lavarsi la camicia. Sinceramente non vedo cosa ci sia di strano”

“Certo che non lo vede perché lei non ha visto la camicia del giorno prima e il maglione del giorno prima ancora, tutti sporchi di sangue e potrei continuare. Anch'io la prima volta non ci ho fatto neanche caso ma poi, il sospetto mi è venuto”

“Capisco … In effetti la cosa è un po’ strana ma cosa vuole fare? Lo vuole denunciare per questo?”

“Ah no di certo, io alla polizia non ci vado senza avere delle certezze ma lei potrebbe aiutarmi.”

“Cosa dovrei fare?"

“Tenerlo d’occhio. Chi meglio dl lei può farlo: è un pensionato con tanto tempo libero e quindi non desta sospetti. Lo segue per qualche giorno, così capiamo cosa fa”

“Mi scusi ma proprio non se ne parla! Io non sono ne un poliziotto, ne un investigatore privato, sono solo un vecchio ferroviere un po’ rimbambito e questa non è cosa per me.”

Augusto si alzò e tornò in camera sua lasciando la povera donna delusa ai suoi pensieri.

Passò qualche giorno e Matilde tornò alla carica. Senza bussare, entrò in camera di Augusto con un giornale in una mano mentre l’altra indicava freneticamente qualcosa che era scritto sul quotidiano.

“Ha visto? ha visto? Guardi qua! Guardi qua!”

“L’altro giorno le ho detto che sono un po’ sordo ma non c’è bisogno di ripetermi le parole due volte”

La donna ignorò il commento e diede il giornale al suo ospite.

In prima pagina c’era un trafiletto con scritto “ Seconda ragazza scomparsa in pochi giorni”.

“E allora?”  chiese Augusto non sapendo bene a cosa potesse alludere la donna.

“Come allora! E’ stato lui, non è chiaro? Torna in paese e dopo pochi giorni due ragazze scompaiono.”

“Lui chi? Mi scusi”

“Ma il Masaniello, non è chiaro? Luca il figlio del dottore quello di cui le ho parlato giorni fa”

“Ah si, quello del sangue, ora ricordo. Quindi lei collega le scomparse a quel ragazzo.” Finalmente ad Augusto fu chiaro il motivo dell’agitazione della donna.

“Io vado dai gendarmi!” disse lei risoluta

“No, la prego, non lo faccia. Potrebbero esserci mille spiegazioni per il sangue sui vestiti e lei metterebbe nelle grane quel povero ragazzo e poi … e poi …” Ad Augusto, mentre parlava, venne in mente una cosa molto importante e questa cosa gli fece venire un gran nervoso e lo si capì dal tono di voce con cui continuò “Ma benedetta donna! Quale assassino porterebbe i suoi vestiti sporchi di sangue in lavanderia? Va bene che di cretini in paese ce ne sono tanti ma questo sarebbe il re dei cretini!”

L’ultima affermazione e il tono dell’uomo ebbero l’effetto di zittire la donna ma solo per pochi secondi.

“Sarà un cretino allora, ma un cretino può uccidere come un genio! Per me è lui, ha la faccia che non mi piace! Io vado dalle guardie!”

Augusto doveva trovare un modo per fermare quella donna perché, in fondo, le voleva bene e l’unico modo che gli venne in mente, anche se sarebbe stata una gran rottura per lui, fu di accettare la proposta che lei gli aveva fatto qualche giorno prima.

“Facciamo un patto, dico io. Lei rinuncerà ad andare dai carabinieri e io in cambio seguirò quell'uomo per vedere come trascorre il suo tempo. Fra una settimana o prima, se ci saranno novità, decideremo cosa fare”

Matilde accettò di buon grado anche perché, in cuor suo, di andare dalla polizia, proprio non aveva voglia e soprattutto le sarebbe mancato il coraggio e quindi i due si lasciarono con un bel accordo sul piatto.

Augusto, suo malgrado, tenne fede all'impegno e quindi cominciò a tenere sotto controllo la lussuosa villa dei Masaniello. Le sue giornate furono lunghe e noiose perché sembrava che il ragazzo non uscisse mai di casa. Le imposte della casa venivano aperte nel primo pomeriggio e venivano chiuse alla sera ma, al di fuori questo movimento, non ci fu altro da segnalare.

Dopo qualche giorno di appostamento, Augusto decise che quell'uomo di giorno non sarebbe mai uscito e quindi avrebbe dovuto cambiare gli orari di controllo anche perché era stufo di doversi mangiare il cibo freddo che Matilde gli preparava. Quella sera si sarebbe recato alla villa alle 20 e la sua intenzione fu quella di passare la notte li se fosse stato necessario, ma non fu necessario, perché verso le 21:00 il ragazzo uscì.
Quello che Augusto non aveva previsto fu che Luca pensò bene di usare una moto per recarsi dove doveva andare, quindi all'ex ferroviere non resto altro che guardare il fanalino rosso della moto spegnersi nella notte e tornarsene a casa con la coda tra le gambe.

Al secondo tentativo, Augusto non si fece trovare impreparato. Si presentò all'appostamento insieme a Maria, l’asina di Ugo Sirchia, il tuttofare del paese che prestò volentieri l’animale all'amico tanto a lui non sarebbe servita per quella notte perché sarebbe stato impegnato per un lavoretto a casa del maestro di musica Sandro Viola il quale, sfortunatamente per lui, non sarebbe stato in casa,  ma la moglie si.

Augusto e Maria attesero l’uscita di Luca nascosti dietro una macchia boscosa che li riparava dalla vista di chiunque fosse passato lungo la strada. Dopo pochi minuti sentirono il rombo del motore della Moto Guzzi di Masaniello che sfrecciò proprio davanti alla loro postazione. Augusto si preparò a seguirla ma all'ultimo istante gli sovvenne che lui non aveva mai cavalcato alcun quadrupede e che non aveva la minima idea di come si facesse ma d’altro canto è risaputo che le asine sono animali mansueti e quindi sarebbe sicuramente stato facile. Salito in groppa, non senza fatica, cominciò a incitare con la voce la buona asina che per tutta risposta abbassò la testa per mangiare un po’ di erba. Augusto, per sottolineare l’incitamento vocale, aggiunse qualche pacca sul sedere dell’asina raggiungendo così l’effetto sperato: il quadrupede cominciò a trottare lungo la strada. Pur avendo perso dei minuti preziosi, nella notte buia e silenziosa, il rombo della moto e le luci di posizione avrebbero aiutato l’uomo a raggiungere la preda se solo Maria non avesse deciso diversamente. Conscia di avere in groppa un peso morto, Maria pensò che la cosa migliore fosse quella di tornarsene a casa e non ci fu nulla che Augusto potesse fare per convincerla a cambiare idea.

Il terzo tentativo avvenne qualche giorno dopo, giusto il tempo per Augusto di imparare le basi dell’equitazione asinina. I due furono finalmente pronti all'inseguimento.

Al passaggio della moto, in un lampo la coppia gli fu dietro, invisibile al motociclista per via del buio. Il chiasso provocato degli zoccoli avrebbe messo sicuramente in allarme il motociclista se non fosse stato coperto dal rombo della due ruote, quindi tutto andò bene fino a quando la moto e l’asina non passarono davanti a casa di Goffredo Lamperti e di Tobia, il cane san bernardo.

Il grosso canide, attratto dal rumore dell’inseguimento si affacciò dal cancello rimasto semi aperto per vedere cosa stesse succedendo. Alla vista di Maria che galoppava per la strada, non seppe resistere alla tentazione e quindi si unì al corteo mettendosi in coda e cercando nel contempo di azzannare un’altra coda, quella del quadrupede più grande. Maria, presa dal terrore cominciò a scartare di lato per evitare la belva con la borraccia al collo. Presto Augusto perse il controllo della sua cavalcatura che, per cercare di liberarsi del cane, usò ogni strategia difensiva, dai calci con le zampe posteriori, ai salti con inarcamento della schiena.

Augusto poté resistere solo pochi minuti, dopodiché fu lanciato in aria da un salto ben riuscito di Maria.

Gli abitanti della zona, attratti dal rumore e dalle grida, accorsero in soccorso del pover'uomo che se ne stava ormai esanime lungo e disteso sul selciato.
Augusto aprì gli occhi dopo qualche minuto e sentì una voce gentile parlare con lui.

“Va tutto bene, non si muova e stia calmo. Tra pochi minuti sarà in ospedale dove la rimetteranno in sesto”

L’ex ferroviere, ancora stordito per la caduta, si accorse di avere la camicia imbrattata di sangue e contrariamente a quanto gli era stato consigliato, cercò di alzarsi ma il dolore in tutto il corpo fu lancinante.

“Per favore non si muova perché potrebbe peggiorare la situazione” ripeté la voce amica.

Finalmente Augusto decise di dare retta all'uomo e si degnò di guardarlo. Con sua grandissima sorpresa si accorse che chi lo stava aiutando non era altri che Luca Masaniello.

“Cos …cosa ci fa lei q-qui?” chiese con grande fatica.

“La sto aiutando sono un infermiere del soccorso stradale, non si preoccupi.” Rispose il soccorritore.

Augusto lo guardò e poi disse “ Le ho sporc-cato la camicia di sangue …”

“Non si preoccupi, mi capita quasi tutte le sere” rispose Luca.

“Lo sa- sapevo che n-non p-poteva essere così cretino …” concluse Augusto prima di cadere nuovamente nel mondo dei sogni.




                                 

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