giovedì 12 settembre 2013

L'ultimo treno - Capitolo 5


Capitolo 5 - Il Nano

A questo punto vi chiederete che fine fece Silvio, il nano che rubò la schedina. Contrariamente a quello che potreste immaginare, egli non diventò ne un grande imprenditore, ne un primo ministro, grazie ai soldi vinti con la schedina ma andiamo con ordine e vediamo insieme cosa successe in realtà.

La sera del furto, Silvio lasciò il paese in tutta fretta ma non avendo un mezzo proprio, si avviò a piede svelto lungo la strada che portava in città. Lungo il percorso incrociò un trattore con a traino un rimorchio diretto nella sua stessa direzione. Senza pensarci troppo, saltò sul rimorchio senza essere visto dal conducente, in una notte senza luna come era quella notte, con il buio quasi totale e solo le lanterne del trattore illuminavano la strada da percorrere, fu un’operazione quasi facile. L’oscurità, se da un lato aiutò il piccolo uomo a sottrarsi alla vista del contadino, dall'altro impedì a Silvio di vedere il contenuto del rimorchio. In condizioni normali sarebbe bastato l’olfatto a tenere lontano l’ometto dal carro ma quella sera il suo naso non poteva essere d’aiuto a causa del raffreddore. Il buio e il naso chiuso a volte possono giocare brutti scherzi come successe quella notte perché a causa di quelle condizioni, Silvio non riuscì a capire che il trattore stava trasportando un carico di letame.


Coperto di cacca fino agli occhi, il nano si consolò pensando che in fondo quella che lo copriva fosse solo la conseguenza della fortuna che gli era capitata e che sarebbe stato molto peggio se non fosse stato raffreddato, quindi si fece forza per sopportare quella sgradevole posizione.

Arrivato in città cercò un alloggio per la notte ma la cosa non fu affatto semplice perché la sua condizione attuale non gli fu d’aiuto. Avete voi mai provato a cercare una stanza d’albergo portandovi addosso un orribile tanfo di letame? Insomma Silvio fu allontanato dai portieri di tutti gli alberghi in cui si presentò e solo in una piccola pensione malfamata riuscì a trovare un portiere che tappandosi il naso, sia in senso metaforico, sia letteralmente, lo accolse per quella notte.

I giorno successivi furono più tranquilli, giorni che il nano dedicò alla ricerca di informazioni su cosa doveva fare un povero paesano con in mano una schedina che valeva milioni. Scoprì di avere due possibilità: o andare a Roma per consegnare direttamente il tagliando all'apposito ufficio o avvalersi della consulenza di un notaio della città che avrebbe svolto tutte le pratiche necessarie in vece sua, naturalmente dietro un congruo compenso che comunque Silvio poteva permettersi. Il piccolo uomo scelse la seconda alternativa a si affidò al più importante notaio della città: Il Dottor Loiacono.

A questo punto a Silvio non restò che attendere che il signor notaio svolgesse al meglio le sue funzioni e nell'attesa pensò bene di trascorrere il suo tempo quasi esclusivamente al “Gran Bar Centrale” , il bar più frequentato del centro cittadino.

Come abbiamo già visto, Silvio amava bere e quindi spese gran parte dei suoi risparmi davanti al bancone; non che avesse dei rimorsi di coscienza nello spendere tutti quei soldi tanto, si diceva, presto sarebbe stato ricco. Oltre a bere lui stesso, offriva da bere anche gli altri avventori, a destra e a manca, come se fosse stato già un gran signore e come si sa, i gran signori attirano l’attenzione dei curiosi, dei sempliciotti ma anche dei malandrini e se poi il gran signore in questione è dotato di una lingua molto lunga, parlando metaforicamente, la frittata è fatta. Dopo qualche giorno di frequentazione del bar, Silvio, al sua ingresso, veniva subito circondato dai suoi nuovo “amici”, in gran parte donne molte delle quali originarie dell’est d’Europa. Il nanetto, che di certo non brillava di intelligenza, non si fece mai domande sulla causa della sua improvvisa “avvenenza”, la diede per scontata come se l’avesse sempre avuta ma mai prima d’ora apprezzata.

Una di queste donne, Svetlana, sconfisse la concorrenza entrando presto nelle simpatie di Silvio. Alta un metro e ottanta e bionda come l’oro, Svetlana fece presto innamorare il piccolo uomo alla follia. In poco tempo i due fecero coppia fissa e divennero la barzelletta della città perché a vederli in giro, mano nella mano, era proprio uno spettacolo: lui con il braccino teso verso l’alto e lei che doveva leggermente piegarsi per riuscire a raggiungere la sua manina.

Dopo quattro mesi d’attesa, finalmente arrivarono i soldi della vincita che furono depositati sul conto di Silvio alla Banca di Credito. I due nuovi fidanzati festeggiarono tutta la notte offrendo da bere e mangiare a tutti gli ospiti   del Gran Bar Centrale e dichiararono pubblicamente l’intenzione di sposarsi molto presto.

Silvio avrebbe voluto acquistare Villa Magnolia, la miglior villa cittadina, per farla diventare il loro nido d’amore ma Svetlana sembrò frenare ogni iniziativa del nano. La ragazza insistette perché il loro primo nido d’amore fosse piccolo e accogliente, magari in affitto così da avere tutto il tempo per scegliere quella che sarebbe stata la loro prima vera casa. A Silvio il discorso sembrò assennato e quindi diede il suo consenso per iniziare in “sordina” la sua nuova vita da milionario e si ritenne fortunato ad avere incontrato una ragazza così umile e non attaccata allo sfarzo.

Dopo circa un mese i due si sposarono con una cerimonia civile nella quale gli unici invitati furono i testimoni e il funzionario comunale. Anche questa fu una richiesta di Svetlana che voleva un matrimonio il più intimo possibile. Per Silvio non fu difficile accontentarla visto che lui non avrebbe saputo chi invitare perché quelle poche persone che conosceva, l’avrebbero linciato al solo vederlo. La gioia per aver incontrato quella modesta ragazza dell’est lo fece innamorare alla follia.

Il viaggio di nozze fu una mini luna di miele della durata di un week end perché, anche in questo caso la novella sposa volle prendere tempo per poter scegliere quello che sarebbe stato “il Viaggio” con la “V” maiuscola della sua vita.

Le continue scelte minimalistiche della novella sposa cominciarono a irritare il nano; in fondo lui era un milionario e avrebbe potuto fare non uno ma due o anche tre viaggi di nozze in contemporanea se avesse voluto ma Svetlana fu irremovibile e lui troppo innamorato
.
“Come sono stato fortunato ad avere incontrato una donna così morigerata” pensò per farsi passare il nervoso.

L’unica cosa che lei gli chiedeva fu quella di potersi comprare qualche nuovo vestito perché i suoi erano ormai fuori moda. Silvio si offrì di accompagnarla nel miglior negozio della città ma lei rifiutò anche in questo caso adducendo la scusa che avrebbe preferito andare da sola a scegliersi i vestiti. Vedendo la rabbia crescere in Silvio, tanto da superarlo in altezza, gli spiegò che preferiva andare sola per due importanti motivi: primo per potergli fare una sorpresa al suo ritorno; una sorpresa che avrebbe compreso una sfilata dedicata a lui e solo a lui,  dove gli avrebbe mostrato i suoi acquisti indossati, iniziando dagli abiti per finire con la lingerie. Sarebbe bastato solo questo a convincere il piccolo uomo che aveva già il fiato pesante per l’emozione, ma lei volle dargli anche la seconda motivazione per essere sicura di convincerlo: gli disse che le ragazze dell’est non sarebbero mai andate con il proprio uomo a comprare dei vestiti perché era considerato sconveniente e di cattivo auspicio per la coppia.
Fantasia o verità che fosse, fu l’asso che fece vincere definitivamente la mano alla sposa.  Restava la questione di come pagare gli acquisti visto che lei non voleva saperne di andare in giro con troppi contanti (che cara ragazza, pensò Sivio). La questione fu risolta permettendo alla donna di poter accedere al conto bancario di Silvio.

Quando Svetlana uscì per andare a fare compere, lui la salutò e quella fu l’ultima volta che la vide .. e anche i soldi vinti con la schedina rubata scomparvero insieme all'unico vero amore della sua vita.

Dopo il quarto tentativo di suicidio non riuscito, Silvio pensò che neanche il diavolo voleva saperne di lui e quindi decise di rinunciare a togliersi la vita ma  doveva trovare il modo per sopravvivere considerando che non aveva più un soldo e neanche un lavoro. Di tornare al paesello non se ne parlava, anche se povero l’avrebbero fatto a pezzi ugualmente, quindi l’unica cosa era di restare nella grande città dove avrebbe potuto trovare lavoro più facilmente se solo …  non fosse stato un nano.

La sua diversità gli rese la vita difficile anche li dove era presente la più variegata tipologia di umanità ma la sua condizione nanesca lo rese più diverso dei diversi. Frasi del tipo: “con quelle manine li come farai a tenere in mano un martello”, oppure “non sei all'altezza del compito” seguito da grasse risate, o anche “Bambini non ne assumiamo …”, erano all'ordine del giorno e quindi, dopo innumerevoli “No,no non ci servi” o di “Torna quando sarai più grande, cioè mai”, decise che il diavolo questa volta avrebbe dovuto accettarlo e per la quinta volta tentò di farla finita.

Solo, sul cavalcavia che attraversava la ferrovia, aspettò l’arrivo del “rapido” diretto al nord. Il salto non sarebbe stato eccessivo ma la botta …. Quella sarebbe stata  … da togliere il fiato … per sempre.
Nell'attesa ripensò alla sua vita, a quello che aveva fatto e si rese conto che non aveva fatto niente se non del male alla gente, anche a quelli che avevano cercato di stringere un rapporto di amicizia con lui. In quel momento si rese conto che alcuni di loro non lo avevano fatto per prenderlo in giro, alcuni forse erano stati sinceri come quel poveretto a cui aveva rubato la schedina. Gasparre, così si chiamava, aveva sempre cercato la sua amicizia, aveva cercato di aiutarlo e lui l’aveva ripagato con l’odio e con il furto più odioso del mondo.

- Tu-tuuuuuuuuuu – “Un Treno … sta arrivando … ancora pochi secondi …”

Nel suo cuore in quei veloci istanti che gli restavano chiese perdono a Gasparre e a tutti quelli che avevano cercato di aiutarlo, come le pie donne che avevano convinto il prete a cercargli un lavoro.

- TU-TUUUUUUUU - “ Il treno sempre più vicino …. Diavolo, arrivo”

Riuscì a perdonare anche tutti quelli che l’avevano deriso, quelli che odiavano la diversità solo perché non riuscivano a comprenderla ma soprattutto perdonò se stesso per tutto il male che aveva fatto e finalmente fu pronto a morire.

- TTTUUUUUU!! TUUUUU – “addio mondo …”

“TU!!!! Cosa stai facendo” Una vocina stridula lo raggiunse un attimo prima dell’appuntamento con il treno.

“Quel TU non era del treno!” pensò Silvio con quella parte di cervello in cui è ospitato l'istinto si sopravvivenza.

In quei pochi istanti il destino del piccolo uomo mutò radicalmente: dalla morte ad una nuova vita. La vocina che lo fermò e che gli salvò la vita apparteneva ad una giovane nana di nome Gioia.
Il rumore del treno che passava sotto di lui impedì a Silvio di sentire le parole concitate che Gioia gli stava dicendo ma lui comprese tutto: comprese di non voler più morire, comprese che qualcosa di nuovo e di bello stava iniziano per lui.

“…………………………rego, non farlo!!” riuscì a sentire.

Scese dal muretto del cavalcavia e si avviò verso la sua nuova amica. Quando la raggiunse, la guardò negli occhi e poi pianse, pianse tutte le lacrime che non aveva mai versato durante la sua triste vita precedente, pianse anche per chi gli aveva fatto del male ma soprattutto pianse per quelli a cui lui aveva fatto torto. Il diavolo proprio non lo voleva.

Inutile dire che Silvio e Gioia diventarono amici e qualcosa di più.

Amedeo Salvietti era a capo di una compagnia teatrale itinerante chiamata “Amedeo Salvietti – La grande compagnia teatrale italiana” che di grande non aveva proprio niente visto che oltre a lui, nella compagnia lavoravano altri cinque attori e un tecnico tuttofare zoppo, ma Amedeo continuava a sostenere che presto quel nome si sarebbe adattato perfettamente alla sua compagnia anche se, al momento, faceva ancora fatica a pagare gli stipendi ai suoi dipendenti.

Quel giorno Amedeo camminava da una parte all'altra del suo ufficio in preda alla rabbia perché si era fatto convincere da quella stupida di una nana a ricevere il suo fidanzato che stava cercando lavoro. Lui l’aveva spiegato in tutte le lingue che per ora soldi per assumere non se ne vedevano, ma lei aveva insistito a tal punto che lui, per di farla smettere, aveva accettato di incontrarlo non promettendole niente, però.

Bussarono alla porta e quando l’uscio si aprì, a momenti non cadde dalla sedia per lo stupore. Che stupido era stato a non pensarci, il fidanzato di una nana potrebbe mai essere un giocatore di pallacanestro? Certo che no! Quasi sicuramente dovrà essere un uomo piccolo di statura, magari un nano … un altro nano, e cosa se ne faceva di due nani nella sua compagnia?  E ora eccolo li davanti a lui che gli sorrideva con quel sorriso idiota. Ma cosa aveva da sorridere?

Il suo ufficio era contenuto in uno dei 6 carrozzoni che venivano usati per spostarsi da un luogo ad un altro della nostra bella penisola ma mai come  in quel momento sarebbe voluto essere lontano da li almeno mille miglia.

“Signor Amedeo, lui è Silvio, la persona di cui le ho parlato” lo presentò la gentile Gioia.

“Lieto di conoscerla” disse in modo formale Silvio porgendo la manina all'artista.

“Piacere mio” mentì Amedeo “ Ma si accomodino pure” continuò indicando due sedie.
Poi, per tagliare la testa al toro, Amedeo fece la domanda che avrebbe fatto concludere velocemente quella penosa situazione.

“Caro signor Silvio, quindi lei è un attore navigato, almeno così mi si dice”

Silvio si girò di scatto verso Gioia che pareva stupita più di lui.

“Io non ho mai detto che Silvio fosse un attore” si affrettò a dire lei “ci deve essere stato un malinteso, però lui sa fare molte altre cose come … “ La povera Gioa, che non sapeva assolutamente cosa Silvio sapesse fare e forse era meglio così, chiese aiuto con lo sguardo al suo fidanzato che, come in una squadra ben affiatata, comprese il silenzioso messaggio e continuò il discorso per lei.

“Io non sono un attore ne bravo, ne mediocre e in tutta sincerità non ho mai recitato in vita mia, neanche alle feste di fine anno alla scuola elementare. Nonostante ciò, quello che mi dirà di fare, io lo farò e se non lo saprò fare, imparerò. A me basterà stare vicino a Gioia e se lei mi darà un letto dove dormire, una brodo caldo e un tetto in caso di pioggia, a me basterà. Quando poi lei potrà pagarmi quattro lire per il mio lavoro, ne sarò sicuramente contento ma fino ad allora io le costerò pochissimo rispetto a quello che potrò fare.”

Amedeo rimase a bocca aperta per il discorso dell’uomo di fronte lui. E ora cosa doveva fare? Come poteva dire di no a un uomo che aveva detto tali parole? Oltretutto avrebbe lavorato quasi gratis e si sa quanto serva la manodopera a bassissimo costo. Il produttore non ebbe scelta, dovette accettare di assumere il piccolo uomo e in cuor suo ne fu contento.

Così cominciò la nuova vita di Silvio il nano, una vita che lo portò in giro per l’Italia a cavalcare le scene. Si perché dovete sapere che Amedeo scoprì in lui alcuni talenti nascosti tra cui la recita e il canto, cosa che portò Silvio ad essere un punto cardine de “La grande compagnia teatrale italiana” ma questa è un’altra storia che forse un giorno vi racconterò.


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